Provo allora la soluzione della seconda domanda poiché per la prima si possono ipotizzare discorsi qualitativi che riguardano la perturbazione della luce stellare da parte della riflessione sullo specchio d'acqua e dell'indice di rifrazione variabile per l'evaporazione sopra lo stesso.
Sia R il raggio della sfera terrestre e T la posizione del telescopio ad una certa latitudine al centro del piano dell'orizzonte tangente in T alla sfera. La Terra è circondata da una corona sferica di atmosfera di spessore A (circa 100 Km). L'attenuazione dell'intensità radiante

(= luminosità =

con

energia irradiata nell'unità di tempo in watt in maniera omogenea senza lobi= potenza per unità di angolo solido) avviene in maniera proporzionale allo spessore s di atmosfera attraversata dalla luce proveniente dalla stella, alla stessa

e ad un fattore k che può tener conto della densità media atmosferica e della qualità dei gas. Abbiamo, quando la stella sorge (

),
^{2}-R^{2}})
che giace sulla corda della sfera di raggio R+A sul piano dell'orizzonte. Quando, per la rotazione terrestre, la stella assume un'elevazione

, compresa fra 0 e un certo

, generalmente minore di

, s(

) giace su una corda della stessa sfera che può supporsi sempre formare un angolo

con quella precedente eventualmente ruotata per disporla sullo stesso piano verticale. Abbiamo ora, tenendo conto che anche le distanze dei centri delle corde dal centro della sfera formano un angolo

,
=\sqrt{(R+A)^{2}- (R cos\theta)^{2}}- R sen\theta)
Come si vede per

si riduce ad

e per

si ridurrebbe ad A.
In definitiva risulta allora
 = I_0 [1-k s(\theta)])
con

luminosità all'ingresso dell'atmosfera già definita.